LAVORO, VACCINI E GREEN PASS


Secondo i dati dell’assessorato regionale alla sanità della Regione Lazio sono stati vaccinati oltre 9mila cittadini di origine asiatica di cui oltre 7 mila sikh anche grazie alle vaccinazioni itineranti.

Lo sforzo messo in campo dalla ASL di Latina è stato senza alcun dubbio notevole, sarebbe infatti stato inutile sensibilizzare la vaccinazione di massa e lasciare migliaia di lavoratori scoperti da alcun tipo di immunizzazione.

I numerosi HUB vaccinali dislocati nelle zone a maggior incidenza residenziale di lavoratori di origine migrante, come ad esempio Bella Farnia (Sabaudia), Pontinia e Campoverde (Aprilia) e tanti altri, hanno visto presentarsi numeri via via più consistenti.

L’attenzione delle Istituzioni e la vicinanza del sindacato nel sensibilizzare, informare, e a volte anche rassicurare, ha infatti permesso di creare un nuovo spirito di fiducia in chi da sempre ha vissuto da invisibile.

La Flai e la Cgil tutta hanno sempre sostenuto con forza l’importanza del diritto alla salute che deve essere garantito a livello universale!

Nonostante gli sforzi però il percorso per molti lavoratori non è stato privo di ostacoli. Per gli stranieri privi di permesso di soggiorno è stato già complicato accedere al diritto di vaccinarsi, in molti hanno avuto il timore di recarsi agli hub vaccinali per paura di essere censiti come clandestini. La possibilità di poter rilasciare i tesserini STP ha permesso sicuramente a molti di avere un codice fiscale temporaneo con il quale fare la dose di vaccino. Purtroppo, il fatto che non sia stato rilasciato loro un qualsiasi tipo di attestazione, ora sta creando non poche difficoltà.

Chiunque, tra i cittadini stranieri, infatti si sia presentato durante gli open day non ha ricevuto alcun tipo di certificazione cartacea, (attestazione di avvenuta vaccinazione anti SARS-CoV - 2/COVID-19), contenente tipologia di vaccino e numero di lotto...nulla.

Vaccinati insomma ma senza green pass: gli immigrati senza permesso di soggiorno non riescono a scaricare dal sito del Ministero della Salute la certificazione.

Il sistema informatico, al quale si accede con i dati che ogni vaccinato riceve tramite sms o via mail, non riconosce l’Stp, ossia il codice per gli stranieri temporaneamente presenti, che viene dato agli irregolari per accedere alle prestazioni sanitarie. Per scaricare il green pass bisogna infatti inserire le ultime quattro cifre della tessera sanitaria, ma se si inseriscono quelle dell’ Stp non vengono accettate. Anche recuperare i codici authcode è complicato per molti in quanto il sistema non riconosce i dati inseriti. Insomma, nonostante lo sforzo si rischia di lasciare il lavoro a metà.

Non è poi da considerare secondaria l’entrata in vigore dell’ obbligo di green pass. Molti datori di lavoro in agricoltura infatti, da tempo stanno sollecitando i lavoratori a presentare la certificazione di avvenuta vaccinazione.

Adesso va garantita la possibilità per tutti loro di ottenere il green pass in condizione di parità di trattamento!

Altri ostacoli significativi si riscontrano, ancora oggi, nell’ accesso alla prenotazione dei vaccini per chi non ha avuto modo di accedere agli hub. È fondamentale infatti agevolare i migranti che ancora non hanno i documenti o sono in fase di Emersione, nel percorso di rilascio degli Stp, con indicazione chiare e semplici.

A tutto questo va prestata attenzione anche alle riaperture di vari Stati esteri. Molti lavoratori (italiani e non) rimasti bloccati in Paesi terzi stanno infatti rientrando con vaccini e certificazioni non riconosciute in Italia.

Numerose infatti sono le segnalazioni di persone che hanno fatto vaccini cinesi o russi all’estero e non si vedono riconosciuto il green pass. Per questi ultimi non sarà possibile sottoporsi ad un nuovo ciclo di vaccinazione, per questo sarà necessario un intervento legislativo.

Flai Cgil Frosinone Latina (Hardeep Kaur - Stefano Morea)